Emmealcubo: la creatività frutta

Information

This article was written on 05 dic 2010, and is filled under Social Media.

Current post is tagged

, , ,

C’era una volta: dal feuilleton al digital storytelling

Avere la possibilità di trascorrere un po’ di tempo con ragazzi di Scuola Secondaria, parlando di web, social networks e innovazione, è stata una palestra efficace per aprire gli occhi su alcuni aspetti che a volte sottovalutiamo, probabilmene perchè siamo presi da budget, milestones e obiettivi di business.

Quando ti senti chiedere più volte “Che cosa possiamo fare?” “Dove sono le news?” “E le iconcine per condividere?” scatta immediatamente una riflessione su cosa i giovani, o almeno il campione (non rappresentativo) con cui abbiamo avuto a che fare, si aspettano di poter fare di fronte a una piattaforma web.
Interazione, contenuti freschi, condivisione sono i tre assi che non possiamo più ignorare, il minimo comun denominatore attorno al quale costruire un progetto di comunicazione che si adatti al grande brand, ma anche al piccolo imprenditore sotto casa.

Ovviamente dai “big” possiamo trarre ispirazione perchè, se non è necessariamente vero che per un buon progetto servano grandi budget, è altamente probabile che un investimento decente consenta di progettare una strategia più strutturata e permetta di mettere in atto delle attività innovative e coinvolgenti.
Già, perchè il coinvolgimento del lettore è un altro obiettivo che dobbiamo mettere in conto, anzi probabilmente il più scontato per chi si è sempre occupato di scrivere e/o raccontare una storia.

Non è un caso se oggi, dopo l’ondata social che ci ha travolto, si parli così prepotentemente dello storytelling, ovvero l’arte di raccontare una storia per accattivarsi il favore di pubblico. Non fraintendete: non stiamo parlando di raccontare frottole per imbambolare i lettori, ma piuttosto di saper comunicare la propria storia (che sia l’attività commerciale di famiglia, la passione per la cucina, l’hobby della pesca o qualsiasi altro obiettivo da raggiungere) in maniera trasversale ai diversi canali di comunicazione, trovando format originali per invogliare le persone a seguire gli sviluppi di questa storia, capitolo dopo capitolo.

Evoluzione del feuilleton? Troppo riduttivo.
Se dal romanzo d’appendice lo storytelling riprende l’elemento della serialità, il suo essere transmediale è un elemento completamente nuovo, che aggiunge un potenziale straordinario a quello che era un racconto one-way dal narratore al lettore. Sì, perchè oggi il lettore vuole partecipare, interagire, condividere. E ha tutti i mezzi per farlo, grazie alla tecnologia abilitante, alla rete, ad un villaggio globale che è sempre più connesso.

Riassumendo, quali potrebbero essere gli ingredienti per raccontare la storia del nostro brand?

– latrama: pianificare i capitoli del nostro racconto
– la serialità: vietato svelare tutto e subito!
– l’ascolto: non è un monologo, ma un dialogo. Oltre a parlare, non sottovalutiamo l’ascolto e i feedback del nostro pubblico
unicuique suum: a ciascuno il suo, ovvero diamo ai lettori ciò che vogliono. Foto, video, podcast, wiki: usiamo tutto ciò che può aiutarci a dare personalità alla nostra storia
– la sorpresa: il lettore vuole interagire? Allora ascoltiamo le sue idee e portiamo il racconto in luoghi che non avevamo previsto.
– l’interazione: influenzando la narrazione, il lettore capirà il valore della sua partecipazione. Non più soltanto spettatore, ma interprete.
– la condivisione: più che un asset strategico è una conseguenza naturale. Se la storia è interessante, non avremo bisogno di chiedere al lettore di raccontarla agli altri, ma sarà lui stesso a trasmettere il valore della nostra narrazione.

I commenti sono chiusi.